Sono una docente di italiano e storia in un istituto professionale. In una prima classe ho due alunni (fratelli gemelli) dislessici e disgrafici certificati. Come posso fargli svolgere il classico “compito in classe”?

Gli studenti dislessici e/o disgrafici (ricordo che la disgrafia non è classificata come DSA in base alla legge 170/2010) hanno un disturbo specifico di alcune abilità su cui si basa l’apprendimento scolastico ma non hanno alcuna difficoltà cognitiva (normalmente il loro QI totale è nella norma o superiore e, se così non fosse, la diagnosi non sarebbe di DSA ma probabilmente di ritardo mentale). 

Questi ragazzi hanno quindi capacità ideative adeguate e pertanto sono in grado di progettare, comporre e articolare un testo. La differenza rispetto ai compagni sarà nella comprensione della grafia e, se disortografici, nella correttezza ortografica. A questi due problemi si può ovviare con l’uso del pc con correttore ortografico e, al momento della valutazione, non dando peso agli errori ortografici ma al contenuto espresso.

Se il testo da comporre richiede la lettura preventiva di un brano potrà essere necessario leggerglielo o presentarlo in un formato particolare: le indicazioni generali sono l’uso di un tipo grafico (font) senza grazie (Arial o Verdana ad esempio ma non Times new Roman), dimensione almeno 12/14, interlinea medio/grande, non usare il margine giustificato; talvolta può anche essere sufficiente predisporre una fotocopia ingrandita del testo.

Se la verifica richiede di basarsi su criteri particolari (penso ad esempio alle caratteristiche formali ma anche contenutistiche dei diversi generi testuali) è opportuno permettere ai ragazzi l’uso di mappe (mentali o concettuali) o schemi-guida, meglio se elaborati da loro stessi così da adattarsi alle caratteristiche individuali specifiche (maggiore/minore sintesi/complessità, uso di immagini, scelta tra tabelle, ecc.) e alle conoscenze pregresse di ognuno.

Per quello che riguarda le verifiche di storia è preferibile somministrare test a crocette perché spesso gli esercizi a completamento (cloze) risultano complicati.