Separazioni in aumento: un problema di salute pubblica

Quali genitori penserebbero che la separazione faccia male alla salute, in particolare quella dei figli? 

Nel novembre 2016 la rivista internazionale Health Psychology Open ha pubblicato un ampio studio sulle conseguenze a lungo termine legate alle difficili condizioni in cui il bambino si viene a trovare in coincidenza della rottura della coppia genitoriale.

Lo studio è stato realizzato dal pediatra Vittorio Vezzetti:

 «La ricerca scientifica ha ormai evidenziato che situazioni difficili vissute nell’infanzia possono causare, anche a distanza di decenni, danni fino a pochi anni fa inimmaginabili quali alterazioni ormonali, disordini nella secrezione di mediatori correlabili con malattie metaboliche, cardiache, tumorali, malattie psichiatriche e persino danni cromosomi».

 Queste difficoltà infanti o, secondo l’espressione inglese, childhood adversity sarebbero correlate con la separazione dei genitori.

 «Mi riferisco ad esempio al conflitto a lungo termine e alla violenza psicologica – spiega il pediatra – ma ancor di più al rischio di perdita genitoriale: ad alcuni anni dalla separazione dei genitori il 30% dei bambini italiani perde il contatto con una delle due figure. La cosiddetta parental loss (la perdita di uno o di entrambi i genitori) nei Paesi occidentali è susseguente in larghissima maggioranza alla separazione della coppia genitoriale, non più alle guerre o agli incidenti stradali. Gli studi sui grandi numeri ci dicono che le conseguenze sulla salute sono potenzialmente gravi e che possono arrivare sotto forme insospettabili dopo decenni»

 Vezzetti propone anche una possibile soluzione. 

 «L’ultima parte della mia ricerca è volta proprio a vedere, con analisi di livello internazionale, quali sono state le politiche capaci di ridurre il conflitto e il rischio di perdita genitoriale. Ne emerge che i Paesi che hanno introdotto nel loro costume e nelle loro leggi una politica di affido non solo legalmente ma anche materialmente condiviso, in grado di garantire al minore di trascorrere non meno di un terzo e fino a metà del tempo presso ognuno dei genitori, hanno visto ridursi progressivamente la conflittualità e anche il rischio di perdita genitoriale che, per esempio, è sceso al 12% in Danimarca e 13% in Svezia. Inoltre solo 3 studi comparativi sui 74 pubblicati a livello internazionale negli ultimi 30 anni hanno concluso per una negatività dell’affido materialmente condiviso a livello di benessere dei figli mentre la stragrande maggioranza ha osservato una correlazione positiva»

 In Italia solo 3 tribunali, Perugia, Brindisi e Salerno, sui 136 esistenti adotta questa linea di principio, accettando la positività dell’affido materialmente condiviso, nonostante il Consiglio d’Europa nel 2015 abbia invitato tutti gli Stati membri alla sua adozione.