Quando il figlio non ha voglia di andare a scuola

Se ci trovassimo di fronte ad un fiume che scorre in salita cosa ci chiederemmo? «Come facciamo a farlo scorrere in discesa?» o piuttosto «Perché non scorre verso il mare come fanno tutti i fiumi?»?

Eludendo questa seconda domanda rischiamo di confondere la scuola dell’obbligo con l’obbligo della scuola. Per tracciare il confine tra le due cose occorre rendere l’apprendimento un avvincente viaggio di esplorazione e di scoperta.

Abbiamo mai osservato un gatto o un cane in una nuova casa? Non mangiano, non bevono e non dormono finché non hanno esplorato in lungo e in largo (a meno che non si tratti di Buckingham Palace) il luogo sconosciuto.

Sono mossi da quella potente forza chiamata “pulsione epistemica”, l’inestinguibile spinta a conoscere che si nutre di curiosità come un’ape si nutre di miele. Dovremmo forse concludere che tale pulsione è maggiore nel nostro cane e nel nostro gatto che nei nostri figli!

Spesso ne dimentichiamo l’esistenza, dimentichiamo che conoscere soddisfa un preciso bisogno analogamente al mangiare e al bere, al dormire, a intrecciare positivi rapporti sociali.

Bisogna quindi cercare di riattivare interesse, curiosità e piacere della conoscenza negli studenti, piuttosto che «Come posso fargli fare i compiti a casa?».

Un’altra domanda fondamentale riguarda il motivo per cui non vuole studiare , cercando di far emergere lo stato d’animo sottostante. A questo punto lo si potrà accogliere , ossia riconoscerlo e comprenderlo piuttosto che giudicarlo, condannarlo o, ancor peggio, negarlo.

Spesso, come genitori, tendiamo a focalizzarci troppo sulle cose da fare e non fare, perdendo di vista ciò che è davvero importante, ossia come ci sentiamo e come si sentono le persone che ci stanno vicino, in particolare i nostri figli. Si tratta di toccare le radici stesse della relazione, un vero e proprio cambio di dimensione che può dare frutti molto dolci.

Infine, è importante capire come lei possa raggiungere una sorta di accordo, trovare il modo di motivare suo figlio all’attività scolastica, magari facendogli capire come potrà essergli utile per raggiungere obiettivi futuri per lui importanti, considerando quindi attentamente i bisogni che lui riconosce come tali e non solo quelli che noi “sappiamo” lui abbia.