L’ideologia del CISMAI: il punto “zero” del mercato degli affidi

Il CISMAI, Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia, nella sua Dichiarazione di consenso in tema di abuso sessuale approvata dall’Assemblea Nazionale dei soci tenutasi a Roma il 15 maggio 2015, “fornisce linee guida per gli interventi degli operatori psico-socio-sanitari in relazione ai casi di abuso sessuale ai minori”.

Tali linee guida sono state oggetto di una diffusa attività di formazione erogata dagli operatori CISMAI e rivolta a giudici dei tribunali minorili, avvocati e assistenti sociali che negli ultimi vent’anni si sono occupati di famiglie e di minori.

Esaminando tali linee guida la prima cosa che salta all’occhio è una certa confusione tra i casi di abuso sessuale ai danni di minori e il semplice sospetto nei confronti di tale eventualità, come se la differenza tra l’uno e l’altro caso fosse cosa di poco conto.

In “1.2 RACCOMANDAZIONI, punto b” leggiamo che gli abusi sessuali sono “esperienze frequenti ma che rimangono nella maggioranza nascoste e segrete” il che renderebbe necessario lo sviluppo di “attenzione e competenze orientate al riconoscimento”.

A questo punto viene spontanea una domanda: se è vero che gli abusi sessuali sono esperienze che rimangono nella maggioranza nascoste e segrete come si fa ad affermare che sono anche frequenti? I soci del CISMAI sono forse dotati della sfera di cristallo? Leggono nel pensiero? Hanno lo straordinario dono della chiaroveggenza o dell’onniscienza?

Per quanto riguarda poi la seconda parte dell’affermazione, “vanno sviluppate attenzione e competenze orientate al riconoscimento” non si può trattenere l’atroce sospetto che, nel caso in cui gli operatori formati a tali linee guida non siano dotati di queste straordinari capacità, il rischio è di scambiare fischi per fiaschi, di non riuscire a distinguere tra il semplice sospetto di abuso e l’abuso accertato e comprovato.

Il rischio è, dunque, quello di scatenare una caccia alle streghe nei confronti dei genitori “abusanti”, che “sanno” esistere in gran quantità nonostante rimangano nell’ombra e immersi nel più fitto segreto.

Tale visione delle cose trasforma le linee guida della Dichiarazione di consenso del CISMAI in un novello “Malleus Maleficarum” (o il “Martello delle streghe”), il trattato che secoli addietro alimentò la caccia alle streghe: in questo caso si tratterebbe del “Martello dei genitori (che si presumono) abusanti”.

L’ultima parte di questo antico trattato fornisce istruzioni pratiche per l’eliminazione delle streghe: si afferma ad esempio che occorre avere fiducia nelle dichiarazioni dei testimoni e che una difesa troppo vigorosa da parte dell’accusata porterebbe a confermare le stesse accuse.

In un altro punto della Dichiarazione di consenso del CISMAI, “2.2 RACCOMANDAZIONI, punto c” si legge che “va prevista l’eventualità di intensi movimenti difensivi nel minore, che possono richiedere non raramente un percorso a più fasi di approfondimento”.

A questo punto segue quello riguardante la valutazione forense “6.1 VALUTAZIONE FORENSE, punto b: poiché quasi sempre il presunto perpetratore nega e mancano evidenze fisiche e testimonianze esterne, la valutazione è centrata in modo principale o esclusivo sul minore”.

Se, infine, aggiungiamo “5.1 RIVELAZIONI DEL MINORE, punto d: quanto più il bambino è stato danneggiato dall’abuso, tanto più può essere compromessa la sua capacità di ricordare e raccontare” possiamo iniziare a sentirci legittimamente un po’ perplessi.

Vediamo se abbiamo capito bene. Stando a quanto sopra riportato l’abuso sarebbe un fenomeno frequente anche se nella maggioranza dei casi rimane nascosto e segreto. Dato che il perpetratore nega e spesso mancano evidenze fisiche e testimonianze esterne la valutazione è necessariamente centrata, in modo principale o esclusivo, sulle dichiarazioni del minore. Il problema è che però la sua capacità di ricordare e raccontare può apparire tanto più compromessa quanto maggiore è il danno subito, oltre al fatto che va prevista l’eventualità di suoi intensi movimenti difensivi atti a proteggersi dal riemergere dell’eventuale trauma.

Come fare ad uscire da questo labirinto? La soluzione è offerta da Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, gli stessi autori del Malleus Maleficarum! Essi ci vengono in aiuto affermando che, in quanto rappresentanti di Dio i giudici sono immuni dai poteri delle streghe, in altre parole mantengono sempre chiarezza di giudizio.

Quanto è grande la chiarezza di giudizio di coloro che hanno redatto le linee guida di cui abbiamo parlato si può desumere dal fatto che essi “sanno” che gli abusi sono frequenti nonostante rimangano nascosti e segreti nella maggioranza dei casi!

Se secoli addietro l’infallibile chiarezza dei precetti contenuti nel Malleus Maleficarum permise ai giudici della “santa” Inquisizione di salvare le anime di tante donne accusate di stregoneria trasformandole in kebab, da vent’anni a questa parte l’infallibile chiarezza delle linee guida diffuse dal CISMAI ha permesso di “salvare” migliaia e migliaia di bambini “abusati e maltrattati” strappandoli dalle braccia dei lori genitori anche nella più totale assenza di prove e indicatori oggettivi … a parte le dichiarazioni dei bambini indotti in modo suggestivo a dichiarare quanto presumesse l’operatore.

Con questo non si vuole affatto affermare che l’abuso non sia un fenomeno inesistente o che non si debba fare di tutto per proteggere i bambini, ma semplicemente che se si procede in questo modo la medicina rischia di essere peggiore della malattia!

Stefano Boschi