Il tipico dilemma del genitore: autoritarismo o permessivismo?

Nel tentativo di svolgere il mestiere più bello e più difficile del mondo nel migliore dei modi, il genitore si trova spesso combattuto e altalenante tra due posizioni non solo diverse ma apparentemente contrapposte: quella autoritaria e quella permissiva.

Come un novello Giano bifronte cerca di capire, volta per volta, quale sia l’atteggiamento “giusto” da tenere con il figlio, domanda che a volte appare senza risposta anche e soprattutto per il fatto che nel corso del suo sviluppo questi cambia continuamente, anche se il cambiamento più evidente si ha a cavallo dell’adolescenza.

Anche se possiamo viverli come poli contrapposti in realtà questi due atteggiamenti presentano un comune denominatore nascosto ai nostri occhi.

Un vecchio slogan del partito nazionalsocialista poneva la seguente domanda in modo retorico: “Caos bolscevico od ordine nazionalsocialista?”.

Si tratta di una falsa opzione, dato che in entrambi i casi si tratta di regimi totalitari, così come entrambi i precedenti atteggiamenti genitoriali finiscono per inibire l’accesso alle risorse interne dei figli.

Il genitore autoritario pone limiti eccessivi alla libertà di movimento del figlio, esigendo troppo da lui e somministra punizioni nel momento in cui il figlio mette in atto comportamenti indesiderati: il problema è che ciò gli impedisce di decidere in modo autonomo e lo costringe a scelte obbligate.

Il genitore permissivo lascia che il figlio faccia quello che vuole, accondiscende alle sue richieste, non pone limiti significativi al suo comportamento: il problema è che così facendo gli impedisce di attuare una scelta fondata sulla chiara distinzione tra comportamenti desiderati e indesiderati e socialmente adeguati e quelli indesiderati e socialmente sconvenienti.

In entrambi i casi, anche se in modi diversi, il genitore autoritario e quello permissivo impediscono quindi al figlio di procedere speditamente lungo la strada dell’autorealizzazione, inibendo lo sviluppo della consapevolezza di ciò che è bene e male e con essa la capacità di scelta e decisione.

Il genitore autoritario impone al figlio di conformarsi alle regole ma non appena questi ne avrà modo le trasgredirà, stabilendo quindi un conflitto dissimulato o manifesto il che, di regola, accadrà in adolescenza.

Il genitore permissivo, che ha mancato di stabilire un adeguato sistema di premi-punizioni, registrerà comunque una caduta nell’autorevolezza giacché il figlio è stato abituato a non seguire alcuna regola.

L’obiettivo evolutivo rappresentato dall’assunzione di una posizione attiva, autonoma e responsabile corrisponde a quella del buon adattamento all’ambiente fisico, sociale e culturale.

Ciò conduce oltre la condizione di dipendenza quale collo di bottiglia in cui il figlio sarebbe altrimenti costretto dall’atteggiamento autoritario o da quello permissivo.

La via d’uscita a tale dilemma passa attraverso una visione del processo educativo in grado di aiutare i nostri figli ad attivare le loro risorse, spingendoli ad assumere una posizione attiva all’interno di tale processo.