I due “interlocutori” presenti in ogni persona: le due parti del nostro cervello

Quando parliamo con qualcuno stiamo davvero parlando con “una” persona? Roger Sperry, scienziato noto per i suoi esperimenti sul cervello dei mammiferi, decenni fa scoprì che interrompendo le connessioni tra i due emisferi cerebrali le informazioni apprese da uno erano del tutto ignote all’altro.

Un gatto con i due emisferi divisi chirurgicamente e l’occhio sinistro bendato, usando solo l’occhio destro imparava che spingendo una leva contrassegnata da un triangolo otteneva un gustoso bocconcino. Se gli si bendava l’occhio destro sembrava perdere completamente la conoscenza acquisita, che però ritornava quando poteva usare l’occhio e la metà del cervello addestrati. L’informazione non passava quindi da una parte all’altra.

Le ricerche su pazienti a cui erano state recise chirurgicamente le connessioni tra i due emisferi per ragioni mediche ha consentito la dimostrazione scientifica dell’esistenza di processi mentali inconsci e della loro influenza sulla consapevolezza e sulle emozioni.

Ascoltando due persone che parlano possiamo decidere se prestare attenzione a quella che si trova alla nostra destra o a quella che si trova alla nostra sinistra.

Se a questo punto riceviamo un messaggio ambiguo, come ad esempio «Leva le ciabatte dai piedi» (che può significare sia “togliti le ciabatte” sia “togli le ciabatte di mezzo perché sono d’intralcio”), all’orecchio sul quale stiamo focalizzando la nostra attenzione e un messaggio in grado di sciogliere tale ambiguità (come «Non lasciare le tue ciabatte in giro per casa») all’orecchio che possiamo definire “trascurato”, non saremo in grado di comprendere correttamente il significato della prima frase.

Esperimenti di questo genere hanno evidenziato come i messaggi che ci scambiamo possono essere compresi in modi diversi dai nostri emisferi cerebrali, che possono quindi recepirne il significato indipendentemente l’uno rispetto all’altro.

Ogniqualvolta parliamo con qualcuno abbiamo di fronte – anche se ne siamo totalmente ignari – due diversi interlocutori, appunto gli “interlocutori emisferici”, come se vi fossero due diverse personalità che ci stanno ascoltando e a cui possiamo rivolgerci.

L’idea che dietro la facciata di integrità e coerenza la personalità possa rivelare molteplici sfaccettature negli ultimi anni ha acquisito un credito sempre maggiore.

Autori in campo letterario avevano già da tempo adombrato quest’ipotesi, come il nostro Pirandello in Uno, nessuno, centomila, o Pessoa con Una singola moltitudine. Il Sé sarebbe, dunque, formato da una molteplicità di personaggi, ognuno dei quali funzionerebbe come un centro di percezione, di pensiero e di motivazione.

L’ipotesi degli interlocutori emisferici è sostenuta dall’osservazione per cui esistono almeno due diversi linguaggi, uno parlato più frequentemente dalla donna mentre l’altro dall’uomo. L’uomo solitamente parla il linguaggio della razionalità legata all’emisfero sinistro e spesso fatica ad intendersi con la donna, che solitamente parla il linguaggio delle emozioni proprio dell’emisfero destro.

Nel suo celebre Il borghese gentiluomo, Molière racconta di Monsieur Jourdain, il quale intende scrivere un billet doux alla sua amata. La domanda che questi si pone è se il biglietto dovrà essere scritto in prosa o in versi.

Avendo scartato entrambe queste possibilità ad un certo punto si rende improvvisamente conto che non ne esiste una terza, la qual cosa lo lascia stupefatto: è a questo punto che si rende anche conto di aver parlato in prosa per tutti quegli anni senza saperlo!

Le persone appartenenti alla nostra cultura mettono in atto spontaneamente e con grande facilità la prima modalità mentre la seconda sembra appannaggio degli innamorati, degli artisti, dei poeti. Mentre la prima modalità trae origine dal nostro intelletto la seconda affonda le sue radici nel nostro cuore, mostrando però un potere completamente diverso.

Pensiamo alla rockstar ed allo scienziato. Se il secondo facesse un’importante scoperta scientifica nel campo della medicina probabilmente non riceverebbe nemmeno una minima parte delle ovazioni riservate al primo, a dispetto del fatto che le canzoni non salvano la vita di alcuno.

Mentre una forma di comunicazione si rivela molto potente nell’attivare la parte primitiva di noi legata alla forza incoercibile delle emozioni, l’altra forma si rivolge alla parte più evoluta dell’essere umano. L’esistenza di due differenti linguaggi diviene più che evidente se ci proponiamo di trasporre in immagini le istruzioni per la compilazione del Modello Unico o di raccontare una fiaba.

Per comunicare in modo efficace occorre, dunque, parlare sia il linguaggio dell’emisfero sinistro sia quello dell’emisfero destro, a seconda della necessità, di chi abbiamo davanti, dell’obiettivo che vogliamo raggiungere: se vogliamo toccare il cuore delle persone a noi care dobbiamo lasciare perdere il linguaggio dell’intelletto e affidarci a quello del poeta.

Stefano Boschi