Ho un figlio che è stato bocciato al primo anno del liceo di scienze umane. È un DSA e non ha ancora le idee chiare su cosa scegliere, se rifare la prima o cambiare scuola. Avete dei suggerimenti? Premetto che ha un fratello gemello che frequenterà la seconda al liceo scientifico. É ancora un po’ immaturo.

Prima di tutto occorre considerare che sebbene ai DSA siano state attribuite radici neurobiologiche (vedi mio articolo “Scuola e disturbi dell’apprendimento: alla ricerca delle possibili origini”) l’ipotesi più economica è quella che punta i riflettori sull’interferenza che la sfera emotiva ha sulle funzioni cognitive.

In soldoni, si tratta di porsi la seguente domanda: “Quali sono i possibili fattori emotivi che potrebbero interferire con le funzioni cognitive determinando difficoltà nell’apprendimento?”.

Fatte queste debite premesse siamo di fronte a due livelli di un possibile intervento: quello che si rivolge alle radici richiede di capire quali siano i fattori relazionali che andrebbero riconosciuti e rimodulati, quelli dai quali si generano le ipotizzate interferenze emozionali nei confronti delle funzioni che presiedono all’apprendimento.

Le possibilità che abbiamo seguendo la strada molto meno impegnativa del “vediamo cosa possiamo fare” ci spinge verso parlare con il ragazzo, cercare di comprenderlo nelle sue difficoltà, speranze, sogni, bisogni, considerando anche che ha un fratello che invece “ce la sta facendo” mentre lui apparentemente no.

Di solito le radici di questo disagio sono da ricercarsi all’interno della rete di relazioni familiari, in particolare con i genitori e in tal senso le difficoltà scolastiche si assumono il ruolo di rivelatori o indicatori di un problema sottostante che prima viene affrontato meglio è.

In secondo luogo occorre guardarsi bene dall’attribuire alle difficoltà di apprendimento significato di identità, come potrebbe trasparire dall’affermazione “è un DSA”: si tratta, infatti, di un particolare aspetto del funzionamento della personalità non già di un particolare ragazzo nella sua totalità: in altre parole occorre evitare accuratamente di confondere la parte con il tutto, con l’essere umano.

Stefano Boschi