“Fate la nanna”: come “educare” i bambini piccoli a dormire da soli

Su come comportarsi con i bambini ancora molto piccoli in relazione al dormire  ci sono diverse scuole di pensiero: una sostiene che il bambino debba dormire da solo sin dalla più tenera età, l’altra appare invece più favorevole al cosiddetto co-sleeping se non al co-bedding.

Per quanto riguarda il primo modo di vedere le cose è noto il metodo Ferber-Estivill, il quale prevede che il neonato dorma nella sua cameretta poco dopo la nascita.

Tale metodo, che ha avuto una grande risonanza a livello mondiale, non tiene però conto del fatto che nottetempo i mammiferi tengono accanto a sé la prole, il che appare finalizzato alla loro difesa nei confronti dei predatori e appare quindi un retaggio arcaico che in qualche modo ci condiziona e riguarda.

Il prolungato contatto con la madre non rappresenta un capriccio come potrebbe essere considerato quanto un vero e proprio bisogno, che se frustrato può comportare pesanti conseguenze anche a lungo termine.

Lo stretto legame mente-corpo che caratterizza il lattante fa sì che le conseguenze di una frustrazione di tale bisogno possano estendersi dall’ambito psichico a quello somatico, come dimostra la maggiore incidenza delle malattie e della mortalità dei bambini che nei primi decenni del secolo scorso erano ospitati negli orfanatrofi.

Certo è che il contatto fisico prolungato con i genitori facilita il processo di attaccamento, necessario a un sano sviluppo psichico e giova a tal proposito ricordare lo storico esperimento compiuto da Harlow tra gli anni Cinquanta e Sessanta su alcuni cuccioli di scimmia privati della madre.

Le scimmiette disponevano solo di due sostituti materni: uno fatto di morbida stoffa e l’altro fatto di metallo ma dotato di biberon, dal quale le scimmiette affamate potevano succhiare il latte.

Le ripetute osservazioni permisero di notare che i piccoli trascorrevano la maggior parte del tempo avvinte al pupazzo di stoffa privo di biberon e si rivolgevano alla sagoma metallica solo per nutrirsi.

Dopo qualche settimana le scimmiette apparivano tristi e spaurite e, una volta divenute adulte, si comportarono come cattivi genitori, mostrando indifferenza verso i loro piccoli e arrivando perfino ad aggredirli.

Per concludere su questo punto, costringere il bambino ancora molto piccolo a dormire lontano dai genitori, come vorrebbe il metodo Ferber-Estivill, può costituire la fonte di traumi molto profondi e duraturi.

Per quanto riguarda in particolare il co-bedding, ossia dormire nello stesso letto con i genitori, nel caso del neonato o del bambino molto piccolo risulta pericoloso giacché potrebbe essere schiacciato mentre dorme: è consigliabile tenere il bambino ancora molto piccolo nel suo lettino accanto a quello dei genitori, cullarlo e cantargli la ninnananna prima che si addormenti e tenergli la manina mentre passa dolcemente dalla veglia al sonno.

Anche il risveglio è importante: se nei primi mesi piange, com’è inevitabile se quando riapre gli occhietti non vede nessuno attorno, occorre non lasciare che lo faccia ma andare subito a prenderlo, giacché non è ancora attrezzato a rimanere solo e senza una presenza consolatoria, cosa che potrà imparare col un po’ di tempo, solo dopo che questi suoi basilari bisogni siano stati adeguatamente soddisfatti.