“Ed ora si fa sul serio!”: dal governo giungono davvero le soluzioni?

Appare oltremodo confortante il fatto che chi ci governa si mostri sensibile al vergognoso scandalo del “mercato degli affidi” e volenteroso di porvi rimedio.

Capofila di coloro che si stanno prodigando in tal senso è certamente Alfonso Bonafede, il Ministro di Grazia e Giustizia, il quale con decreto ministeriale del 22 luglio ha istituto una “Squadra speciale di giustizia per la protezione dei minori”, con il compito di «assicurare il raccordo fra i diversi attori coinvolti nei procedimenti di collocamento dei minori nelle comunità, la salvaguardia dei livelli omogenei di tutela degli stessi e di rispetto delle procedure», in particolare:

– monitorare lo stato di attuazione della legislazione vigente

evidenziare le criticità della normativa vigente

esaminare ed elaborare proposte di modifiche normative

promuovere la creazione di una banca dati nazionale integrata relativa agli affidamenti famigliari

proporre circolari di armonizzazione delle procedure.

Presieduta dallo stesso Bonafede la Commissione è composta dalle seguenti figure: Maria Francesca Pricoco, presidente AIMMF (Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la Famiglia), Gian Mario Gazzi, presidente del CNOAS (Consiglio Nazionale dell’Ordine Assistenti Sociali), Fulvio Giardina, presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, Maria Masi, vicepresidente del Consiglio Nazionale Forense, Jacopo Marzetti, Garante Infanzia della Regione Lazio e un componente da designarsi dall’ANM (Associazione Nazionale Magistrati). 

Leggendo questi nomi e soprattutto questi ruoli viene però da chiedersi se il Ministro Bonafede non abbia fatto un semplice ragionamento.

Se svolgo il ruolo di presidente o vicepresidente di una certa associazione di professionisti ciò significa che rappresento li rappresento, che queste persone hanno riposto fiducia in me, che sono tenuto prima di tutto a difenderle, tutelarle, promuoverne le attività piuttosto che agire in modo inquisitorio o sanzionatorio nei loro confronti, anche se ciò potrebbe comunque rientrare nelle mie mansioni a fronte di gravi omissioni o inadempienze. 

Ora, i provvedimenti che si vogliano adottare per correggere le eventuali storture delle istituzioni all’interno delle quali operano le diverse categorie rappresentate dai vari presidenti e vicepresidenti sopracitati devono necessariamente basarsi su quanto rilevato di “anomalo” (se non peggio) nell’operato di tali figure: la “terapia” efficace deve necessariamente basarsi sulla “diagnosi” corretta.

Se tali figure segnalassero nei loro reali contorni la situazione attuale e quella che ha caratterizzato i vent’anni che ci hanno preceduto (all’interno dei quali si colloca il loro mandato), non suonerebbe forse come un atto di accusa in termini di omissione, inadempienza e trascuratezza rivolto ai professionisti da loro rappresentati?

Con particolare riferimento all’obiettivo della suddetta commissione costituito da “monitorare lo stato di attuazione della legislazione vigente” non si potrebbe quindi intravvedere un possibile conflitto di interessi? Il ruolo ricoperte da tali figure, che ha indotto il Ministro Bonafede ad includerle in questa commissione, non le pone forse all’interno di un paradosso, per cui proprio a causa di tale ruolo potrebbero trovare difficile (se non impossibile) adempiere fino in fondo al compito che sono chiamate a svolgere?

Come se non bastasse, qualsiasi imbecille potrebbe a quel punto rivolgere loro l’alquanto imbarazzante domanda: “Scusate signori, ma dove eravate quando tutto questo succedeva? Che cosa avete fatto per impedirlo? Lo avete perlomeno denunciato?”. Vogliamo forse pensare che qualcuno sarebbe così stupido da mettersi il cappio al collo?

Tanto valeva nominare le tre scimmiette quali componenti di questa commissione, quella che non vede, quella che non ascolta e quella che non parla, con Erode suo responsabile … Forse tutto ciò significa pensare male ma, come si dice (anche se tale citazione è attribuita alla buonanima del vecchio Giulio in realtà viene da Pio XI): «A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina».

Per quanto riguarda poi l’obiettivo di tale squadra speciale costituito da «evidenziare le criticità della normativa vigente», alla luce dei fatti che stanno emergendo viene da commentare che la legge va bene: il problema è che non viene applicata e questo il Ministro della Giustizia dovrebbe già saperlo!

Se poi consideriamo l’obiettivo di «assicurare il raccordo fra i diversi attori coinvolti nei procedimenti di collocamento dei minori nelle comunità» tale raccordo già esiste da tempo, ma in quale direzione si è sviluppato? In quella dell’interesse dei minori o delle comunità che nel frattempo hanno incassato?

Per finire, caro Ministro, con tutto il dovuto rispetto non solo per il Suo ruolo ma anche per la Sua buona volontà, ma su che cosa vogliamo vigilare e che cosa vogliamo controllare e verificare che non sappiamo già?

Basterebbe prender atto del testo della legge 184 del 1983 e segg., confrontarla con quanto affermano i Quaderni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (con particolare riferimento alle motivazioni per le quali la grande maggioranza dei minori sono stati dati in affido eterofamiliare soprattutto a comunità alloggio) per rendersi conto che questo comparto istituzionale sta operando fuorilegge almeno dal 2010!

Non ci vuole chissà quale scienza, conoscenza o indagine conoscitiva, bastano e avanzano i dati per giunta ufficiali che abbiamo già a nostra disposizione per capire che urge cambiare le regole del gioco, regole che fino ad oggi hanno guidato l’operato delle diverse istituzioni.

Nel frattempo è stato presentato in Senato un disegno di legge, ideato dalla Presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia, Licia Ronzulli, progetto che prevede, tra le altre cose, forme rigide di controllo sulle case famiglia mediante l’istituzione di un Osservatorio permanente dotato di poteri ispettivi e di un registro nazionale. Il problema è che un Osservatorio per l’infanzia già esiste e visto che non ha funzionato allora sì è deciso di farne un altro?!?

Come si suol dire, “il pesce puzza dalla testa!”. Sono i principi sia legislativi sia operativi delle istituzioni che vanno cambiati perché si tratta di quegli stessi principi che hanno permesso quello che è accaduto da almeno vent’anni questa parte e che sta tuttora accadendo, primo fra tutti il principio giuridico di “tutela del minore” in contrasto con quello di “tutela della famiglia” o del sistema relazionale residuale ad essa all’interno del quale il minore si trova e del quale ha comunque bisogno.

Se poi, a valle di tutte queste considerazioni, entriamo a capofitto nella logica del controllo e della vigilanza viene da chiedersi chi controllerà l’operato della commissione di controllo composta da tutti coloro che finora non hanno controllato ciò che avrebbero dovuto controllare? 

Si formerà allora un’altra commissione composta ancora una volta da altre figure autorevoli che non hanno finora svolto il compito istituzionale per il quale erano profumatamente pagate … ma se anche di queste figure non saremo certi chi controllerà la commissione che dovrebbe controllare la commissione che dovrebbe controllare l’operato delle istituzioni? La storia non ci ha insegnato niente a questo proposito??

Quando avremo esaurito le figure autorevoli che finora non hanno né controllato né cambiato un bel nulla saremo forse costretti a rivolgersi a coloro che invece hanno davvero controllato e che avrebbero davvero voluto cambiare le cose ma che, ahimè, non sono mai state ascoltate e che oggi, ora come allora, sono accuratamente escluse dalla commissione dei “grandi esperti” (per fare un nome tra i tanti l’ex giudice Morcavallo).

Una storia racconta di quel re che scoprì di avere i topi nel suo palazzo. Per liberarsene fece portare dei gatti, poi per liberarsi dei gatti fece portare dei cani, poi per liberarsi dei cani fece portare una tigre, poi per liberarsi della tigre fece portare un elefante; poi, visto che nemmeno l’elefante aveva l’intenzione di andarsene fece riportare i topi …

E se per caso la finissimo di controllare e di osservare per scoprire ciò che sappiamo già (vedi sopra) e passassimo finalmente alla fase del cambiamento? 

Stefano Boschi