Scuola e bisogno di autorealizzazione: verso la didattica del benessere

Oggi, all’interno della scuola, assistiamo all’introduzione di nuovi metodi e di strategie innovative. Si guarda con grande interesse al modello finlandese, improntato alla libera espressione e al contenimento del carico didattico in termini di tempo trascorso a scuola e di compiti a casa.

Sulla scia del concetto di “intelligenza emotiva” si parla di “didattica delle emozioni”; sono inoltre stati elaborati metodi per apprendere la matematica in modo divertente (vedi ad esempio il metodo detto “analogico” di Bortolato).

Nel 2010 dagli Stati Uniti giunge a noi la “flipped classroom” o scuola capovolta, metodo caratterizzato dal fatto che si fa a casa quello che di solito si fa a scuola (lezione) mentre a scuola si sviluppa la collaborazione tra studenti; sulla base di tale modello didattico sono poi stati sviluppati progetti nostrani, come è accaduto a Brindisi con il “book in progress”.

All’interno della cornice rappresentata dalla teatralità e con il supporto di artisti di fama mondiale, nel ravennate si sta facendo un interessante esperimento chiamato “Corpo Giochi a Scuola”.

Si tratta di indiscutibili innovazioni che fanno riferimento ad aspetti particolari della didattica o a particolari funzioni e capacità.

Il punto di partenza non è però la didattica come tale bensì lo studente come essere umano nella sua integrità e globalità.

Alla luce delle acquisizioni delle neuroscienze, della psicologia, della cibernetica, della teoria della comunicazione, della psicopedagogia ed anche – da non tralasciare – della clinica psicologica esso ci appare in tutta la sua complessità.

Integrando le diverse e fondamentali conoscenze tratte da tali settori della scienza e della ricerca possiamo ricavare una visione che si colloca a priori rispetto a qualsiasi metodologia, una sorta di epistemologia della didattica.

Tale visione globale può essere sintetizzata in uno schema che, pur costituendo una sovrasemplificazione, ci offre chiare indicazioni operative su come nuotare nel fiume del bisogno di autorealizzazione dello studente.

Analogamente a quanto intende Maslow con la sua ben nota “piramide dei bisogni” (Maslow A. H., 1962, Toward a psychology of being), la piramide della didattica suggerisce che per salire ai gradini superiori occorre soddisfare le esigenze indicate da quelli inferiori.

Se non mangio, se non ho una casa, se non soddisfo i miei bisogni biologici non potrò attribuire molta importanza e dedicare molta energia agli altri bisogni di livello superiore.

Il gradino più basso, sul quale si colloca il corpo, suggerisce che fino a che lo studente non trova una giusta collocazione alla sua dimensione corporea non potrà sviluppare in modo appropriato le funzioni superiori.

Per quanto riguarda poi il gradino più alto, quello che riguarda il bisogno di autorealizzazione, si tratta del bisogno dei bisogni o metabisogno, quello a cui puntano tutti i bisogni.

Nessuno è soddisfatto perché mangia, beve, dorme, ha un lavoro, buone relazioni e così via, a meno che non si senta – appunto – realizzato.

I diversi gradini della piramide della didattica formano quindi una scala: si sale il primo che permette di salire il secondo e così via, fino a che si giunge in cima, anche se non bisogna lasciarsi ingannare.

Il bisogno di autorealizzazione viene soddisfatto ad ogni gradino, il che avviene secondo le priorità e le modalità legate a ciascuna fascia di età e livello di scolarizzazione.

Nella scuola primaria domina il bisogno di utilizzare il corpo e di esprimersi a livello motorio attraverso il gioco, al quale si associa il bisogno di esprimere le proprie emozioni per sentirle accolte dagli insegnanti.

Procedendo con lo sviluppo diventa sempre più importante pensare in modo pragmatico, ossia corretto e utile sul piano formale al di là dei contenuti, possibilità che in gran parte dipende da un’adeguata gestione delle emozioni (le quali altrimenti finiranno per interferire sull’elaborazione cognitiva).

Nel momento in cui l’elaborazione delle proprie emozioni e dei propri pensieri si attua in modo conforme ai propri bisogni, anche quello rappresentato dalle buone relazioni può essere soddisfatto in modo sempre più completo.

Ciò può avvenire prima con gli insegnanti poi, verso il termine delle scuole elementari, rivolgendosi al gruppo dei pari.

Si tratta di un bisogno destinato a diventare pregnante nella scuola media e che potrà essere pienamente soddisfatto alle superiori, giacché rappresenta un modo adulto di procedere verso l’autorealizzazione.

Stefano Boschi