Domande e Risposte


Tuo figlio non parla più con te e non sai più cosa fare?

La mancanza di comunicazione rappresenta uno dei fondamentali problemi nel rapporto genitore-figlio. Anche se tale problema emerge e si rende evidente soprattutto con l’avvento dell’adolescenza o, ancor prima, della preadolescenza ha spesso radici più antiche.

Prima di tutto occorre comprendere il fatto che l’obiettivo evolutivo peculiare a questa fascia di età è il classico taglio del cordone ombelicale, il che comporta l’emergere nel figlio di moti aggressivi che possono sostanziarsi nel cercare, anche maldestramente, di tagliare i ponti con i genitori,

Anche dopo aver sentito del caso “Veleno” sono interessata a conoscere la sua opinione sulla tecnica manipolativa dei “falsi ricordi” e a capire meglio quali ne siano i meccanismi. Grazie

La questione è un po’ complessa. Prima di tutto occorre chiarire il fatto che il “falso ricordo”, a suo tempo definito da Freud “ricordo di copertura”, rappresenta un meccanismo di difesa volto a coprire un episodio particolarmente spiacevole se non addirittura traumatico.

Nel caso delle vicende di cui parliamo e che nel loro complesso sono state ribattezzate “Veleno” non sembra essere questo il caso, giacché i fatti traumatici seguono piuttosto che precedere i ricordi e i resoconti in questione.

Che cosa si può fare ai primi segnali di alienazione genitoriale?

Il genitore alienato tende a pensare a quello alienante come “cattivo” e a se stesso come il genitore “buono”: invece che offrire una possibile soluzione ciò rischia di consolidare una visione inutile se non dannosa del problema dell’alienazione.

I giudizi, oltre a cristallizzare la situazione che si vuole cambiare finiscono per nascondere ciò che abbiamo bisogno di vedere per poterci riuscire, lasciandoci a volte in quella condizione di assoluta impotenza che rischia di diventare il “problema del problema”.

Mio figlio ha quindici anni e rimane spesso chiuso in casa, davanti al tablet e al computer a chattare, come se non gli interessasse farsi degli amici veri. Mi potete spiegare cosa posso fare per convincerlo a uscire?

Ogni epoca ha i suoi problemi, in particolare a carico dei giovani. Oggi si osserva la strana tendenza da parte di alcuni adolescenti a chiudersi in casa, spesso davanti al pc o allo smartphone, nonostante questa sia l’età in cui di solito ci si apre al mondo, si sviluppano relazioni sempre più allargate e si inizia a esplorare e ad interagire con la realtà sociale circostante in modo sempre più adulto.

Si tratta a volte di un vero e proprio disturbo psicologico imperniato sull’evitamento che si sta purtroppo diffondendo tra i giovani che si sentono inadeguati,

Per i nostri figli dopo la scuola si potrebbe aprire il mondo del lavoro (concorsi riservati ai disabili, assunzioni presso privati ecc.). È possibile tutto ciò oppure no ed in caso positivo come si può fare?

Per trovare suggerimenti utili si può visitare i seguenti siti, che offrono spunti per la ricerca del lavoro, per ottenere le agevolazioni previste dalla legge e per conoscere le realtà locali che si occupano di collocamento e collocamento mirato:

 https://www.disabili.com/lavoro/speciali-lavoro/lavoro-disabili

 Il seguente sito tratta dell’obbligo di assunzioni per disabili:

 https://www.guidafisco.it/obbligo-assunzione-disabili-calcolo-numero-invalidi-come-funziona-1775

Sono una docente di italiano e storia in un istituto professionale. In una prima classe ho due alunni (fratelli gemelli) dislessici e disgrafici certificati. Come posso fargli svolgere il classico “compito in classe”?

Gli studenti dislessici e/o disgrafici (ricordo che la disgrafia non è classificata come DSA in base alla legge 170/2010) hanno un disturbo specifico di alcune abilità su cui si basa l’apprendimento scolastico ma non hanno alcuna difficoltà cognitiva (normalmente il loro QI totale è nella norma o superiore e, se così non fosse, la diagnosi non sarebbe di DSA ma probabilmente di ritardo mentale). 

Questi ragazzi hanno quindi capacità ideative adeguate e pertanto sono in grado di progettare,

Ho sentito parlare dell’Articolo 403, che cosa riguarda esattamente?

L’Articolo 403 c.c. riguarda l’allontanamento urgente di un minore ed afferma:

 “Quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato o è allevato in locali insalubri o pericolosi, oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere all’educazione di lui, la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione”

 È causa di allontanamento urgente del minore dai genitori,

Nostro figlio ha cinque anni compiuti e non riusciamo a fargli fare le cose che gli chiediamo, vuole solo guardare i cartoni e non ascolta ragioni, anche se lo sgridiamo o gli spieghiamo bene le cose.

Quello che sembra mancare è ciò che chiamo “la fase dell’addestramento”. Si tratta di una fase del processo educativo in cui il bambino necessità di un’esperienza diretta della propria realtà ambientale.

Non basta dirgli che il fuoco brucia perché stia lontano dai fornelli, giacché la parola “brucia” senza la relativa esperienza non significa niente: la prima volta che si scotterà la mano allora e solo allora potrà comprenderne il significato.

Quando si addestra un animale gli si permette di accumulare una certa esperienza,

Ho un figlio che è stato bocciato al primo anno del liceo di scienze umane. È un DSA e non ha ancora le idee chiare su cosa scegliere, se rifare la prima o cambiare scuola. Avete dei suggerimenti? Premetto che ha un fratello gemello che frequenterà la seconda al liceo scientifico. É ancora un po’ immaturo.

Prima di tutto occorre considerare che sebbene ai DSA siano state attribuite radici neurobiologiche (vedi mio articolo “Scuola e disturbi dell’apprendimento: alla ricerca delle possibili origini”) l’ipotesi più economica è quella che punta i riflettori sull’interferenza che la sfera emotiva ha sulle funzioni cognitive.

In soldoni, si tratta di porsi la seguente domanda: “Quali sono i possibili fattori emotivi che potrebbero interferire con le funzioni cognitive determinando difficoltà nell’apprendimento?”.

Fatte queste debite premesse siamo di fronte a due livelli di un possibile intervento: quello che si rivolge alle radici richiede di capire quali siano i fattori relazionali che andrebbero riconosciuti e rimodulati,

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