Questa settimana parliamo di …


Psicologia e prevenzione: i due poli della psicosomatizzazione

Tutti, almeno una volta, abbiamo letto un libro o un articolo in cui si parlava del collegamento tra emozioni e salute, in cui si affermava che una buona gestione delle nostre emozioni appare un fattore di influenza importante sul nostro stato di benessere o di malessere.

Probabilmente abbiamo anche letto che se siamo abituati a reprimere le nostre emozioni possiamo riportarne conseguenze spiacevoli nel momento in cu quell’emozione inizierà ad esprimersi attraverso il corpo, ripristinando l’antica funzione di comunicatore che svolgeva in epoca preverbale.

Genitorialità ed educazione: la visione eroica come alternativa alla decadenza

La nostra cultura ha ormai ucciso gli antichi eroi e soffocato la dimensione mitologica, sostituendola con una scienza falsamente onnipotente, con l’illusione del tutto e subito e senza fatica, con l’illusione di poter diventare “campioni” acquistando l’ultimo gadget.

Bauman definisce liquida (Liquid modernity, Polity, Cambridge, 2000) la vita frenetica e priva di certezze a cui siamo ormai abituati fondata sul consumismo, per cui tutti sono uguali a tutti o vorrebbero esserlo possedendo le stesse cose che rappresentano i simboli del benessere.

Nostro figlio ha cinque anni compiuti e non riusciamo a fargli fare le cose che gli chiediamo, vuole solo guardare i cartoni e non ascolta ragioni, anche se lo sgridiamo o gli spieghiamo bene le cose.

Quello che sembra mancare è ciò che chiamo “la fase dell’addestramento”. Si tratta di una fase del processo educativo in cui il bambino necessità di un’esperienza diretta della propria realtà ambientale.

Non basta dirgli che il fuoco brucia perché stia lontano dai fornelli, giacché la parola “brucia” senza la relativa esperienza non significa niente: la prima volta che si scotterà la mano allora e solo allora potrà comprenderne il significato.

Quando si addestra un animale gli si permette di accumulare una certa esperienza,

Ho un figlio che è stato bocciato al primo anno del liceo di scienze umane. È un DSA e non ha ancora le idee chiare su cosa scegliere, se rifare la prima o cambiare scuola. Avete dei suggerimenti? Premetto che ha un fratello gemello che frequenterà la seconda al liceo scientifico. É ancora un po’ immaturo.

Prima di tutto occorre considerare che sebbene ai DSA siano state attribuite radici neurobiologiche (vedi mio articolo “Scuola e disturbi dell’apprendimento: alla ricerca delle possibili origini”) l’ipotesi più economica è quella che punta i riflettori sull’interferenza che la sfera emotiva ha sulle funzioni cognitive.

In soldoni, si tratta di porsi la seguente domanda: “Quali sono i possibili fattori emotivi che potrebbero interferire con le funzioni cognitive determinando difficoltà nell’apprendimento?”.

Fatte queste debite premesse siamo di fronte a due livelli di un possibile intervento: quello che si rivolge alle radici richiede di capire quali siano i fattori relazionali che andrebbero riconosciuti e rimodulati,

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