Questa settimana parliamo di …


Paradosso di Achille e tutela del minore: la “tutela del sistema familiare”

Se ci chiedessimo quanto tempo Achille piè veloce impiegherà per raggiungere e superare la lenta tartaruga se ad ogni secondo dimezza la distanza che le ha concesso come vantaggio, ci ritroviamo imprigionati in quella situazione paradossale immaginata da Zenone parecchi secoli fa.

Che cosa rende impossibile ad Achille vincere la gara contro la tartaruga? Non corre abbastanza veloce? È troppa distante? La tartaruga è più veloce del previsto?

Niente affatto! Si tratta semplicemente del modo in cui è definito il problema che risulta matematicamente irrisolvibile,

Genitorialità ed educazione: la visione eroica come alternativa alla decadenza

La nostra cultura ha ormai ucciso gli antichi eroi e soffocato la dimensione mitologica, sostituendola con una scienza falsamente onnipotente, con l’illusione del tutto e subito e senza fatica, con l’illusione di poter diventare “campioni” acquistando l’ultimo gadget.

Bauman definisce liquida (Liquid modernity, Polity, Cambridge, 2000) la vita frenetica e priva di certezze a cui siamo ormai abituati fondata sul consumismo, per cui tutti sono uguali a tutti o vorrebbero esserlo possedendo le stesse cose che rappresentano i simboli del benessere.

Nostro figlio ha cinque anni compiuti e non riusciamo a fargli fare le cose che gli chiediamo, vuole solo guardare i cartoni e non ascolta ragioni, anche se lo sgridiamo o gli spieghiamo bene le cose.

Quello che sembra mancare è ciò che chiamo “la fase dell’addestramento”. Si tratta di una fase del processo educativo in cui il bambino necessità di un’esperienza diretta della propria realtà ambientale.

Non basta dirgli che il fuoco brucia perché stia lontano dai fornelli, giacché la parola “brucia” senza la relativa esperienza non significa niente: la prima volta che si scotterà la mano allora e solo allora potrà comprenderne il significato.

Quando si addestra un animale gli si permette di accumulare una certa esperienza,

Ho un figlio che è stato bocciato al primo anno del liceo di scienze umane. È un DSA e non ha ancora le idee chiare su cosa scegliere, se rifare la prima o cambiare scuola. Avete dei suggerimenti? Premetto che ha un fratello gemello che frequenterà la seconda al liceo scientifico. É ancora un po’ immaturo.

Prima di tutto occorre considerare che sebbene ai DSA siano state attribuite radici neurobiologiche (vedi mio articolo “Scuola e disturbi dell’apprendimento: alla ricerca delle possibili origini”) l’ipotesi più economica è quella che punta i riflettori sull’interferenza che la sfera emotiva ha sulle funzioni cognitive.

In soldoni, si tratta di porsi la seguente domanda: “Quali sono i possibili fattori emotivi che potrebbero interferire con le funzioni cognitive determinando difficoltà nell’apprendimento?”.

Fatte queste debite premesse siamo di fronte a due livelli di un possibile intervento: quello che si rivolge alle radici richiede di capire quali siano i fattori relazionali che andrebbero riconosciuti e rimodulati,

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