Questa settimana parliamo di …


Didattica e neuroscienze: bisogna imparare a “usare il cervello”

Quando qualcuno si rivolge a noi dandoci il consiglio non richiesto di “imparare a usare il cervello” ci sentiamo offesi, come se il fatto di averlo significasse automaticamente saperlo usare.

​Basta però guardare fuori dalla finestra, ascoltare i notiziari o leggere un quotidiano per capire che il cervello è come la bicicletta: non basta averla per saperci andare!

«Al mio secondo anno di università entrai deciso nella biblioteca e chiesi alla bibliotecaria dove avrei potuto trovare un libro sul mio cervello e su come usarlo.

Didattica efficace: e se la scuola fosse un ristorante?

Tale domanda potrebbe suonare piuttosto bizzarra, una di quelle che l’insegnante non si porrebbe mai, dato che la scuola è molto diversa da un ristorante.

​Spesso la scienza si è evoluta non in modo lineare bensì attraverso balzi del pensiero che molti avrebbero giudicato bizzarri e inopportuni, come accadde ad esempio a Newton, quando si chiese perché la mela più famosa del mondo – dopo quella di Adamo ed Eva – gli fosse caduta sulla testa. Per il contadino la risposta sarebbe stata più che ovvia,

Pedagogia e medicina: educazione e salute

Tutti i genitori sanno che l’educazione è importante, anche se forse pochi sanno quanto. L’educazione influenza profondamente lo sviluppo dei nostri figli anche creando le basi per il loro futuro stato di salute, non solo mentale ma anche fisica.

Comprendere come l’educazione possa influenzare la sfera psicologica, in particolare le emozioni, i sentimenti e il modo di pensare dei nostri figli è facile, lo è meno rendersi conto di come possa influenza direttamente anche quella somatica.

Per poterlo meglio comprendere possiamo renderci conto del fatto che mente e corpo sono le due facce della stessa medaglia,

Anche dopo aver sentito del caso “Veleno” sono interessata a conoscere la sua opinione sulla tecnica manipolativa dei “falsi ricordi” e a capire meglio quali ne siano i meccanismi. Grazie

La questione è un po’ complessa. Prima di tutto occorre chiarire il fatto che il “falso ricordo”, a suo tempo definito da Freud “ricordo di copertura”, rappresenta un meccanismo di difesa volto a coprire un episodio particolarmente spiacevole se non addirittura traumatico.

Nel caso delle vicende di cui parliamo e che nel loro complesso sono state ribattezzate “Veleno” non sembra essere questo il caso, giacché i fatti traumatici seguono piuttosto che precedere i ricordi e i resoconti in questione.

Identità e salute: le nostre “false identità” possono farci ammalare?

Nell’epoca in cui la ricerca scientifica in campo medico va sempre più nella direzione dei virus, dei batteri e dei meccanismi cellulari e molecolari risulta difficile pensare che l’idea di chi siamo possa in qualche modo contribuire allo stato di salute o malattia.

Innanzi tutto dobbiamo pensare che nel corso della nostra esistenza, faticosamente giorno dopo giorno, ci siamo fatti un’idea della realtà e ciò che chiamiamo “identità” fa parte di tale visione del mondo,

E’ più facile pilotare un 747 o fare il genitore? Il mestiere più bello e più difficile del mondo!

Il primo e forse più inquietante paradosso in tema di genitorialità è rappresentato dal fatto che pur costituendo il “mestiere” più difficile del mondo, pensiamo di poterlo esercitare senza la benché minima preparazione.

Se salissimo su un Boeing 747 e scorgessimo il pilota mentre legge un manualetto dal titolo “Come pilotare un Boeing 747” resteremmo a bordo oppure troveremmo qualche buona scusa per scendere?

Quasi certamente opteremmo per la seconda possibilità. Ma perché? Il pilota non si sta forse documentando su come pilotare l’aereo?

Il nozionismo nella didattica: il fenomeno dell’appiattimento cognitivo

Se un tempo la scuola finlandese rappresentava un modello da imitare oggi le cose stanno cambiando: l’edizione 2015 del PISA (Program for International Student Assessment) mostra un declino iniziato nel 2012, quando per la prima volta il punteggio nei test matematici non rientrò nelle prime dieci posizioni a livello mondiale.

I risultati ottenuti nel 2015 mostrano come oggi questo Paese si posiziona al dodicesimo posto in matematica, nel quinto in scienze e nel quarto in lettura (risultati comunque migliori di quelli italiani,

Dalla comunità alloggio alle “comunità per la famiglia e la genitorialità”

Le comunità di accoglienza minorili giocano un ruolo fondamentale in tema del modo in cui le istituzioni affrontano i problemi familiari.

Se, da una parte, i tribunali sembrano adottare il principio secondo il quale se c’è un problema in seno alla famiglia allora separa i suoi membri, dall’altra le comunità rappresentano spesso il modo in cui tale principio viene attuato concretamente.

Le comunità di accoglienza per minori si rivelano spesso un luogo di parcheggio se non di segregazione piuttosto che di ripristino di relazioni familiari o genitoriali adeguate.

Gli adolescenti “hikikomori”: un problema oggi sempre più diffuso

Quando ero adolescente i ragazzi della mia generazione gareggiavano in velocità e destrezza compiendo prodezze con le loro moto, finendo purtroppo a volte per restare feriti e persino morire in gravi incidenti.

Spesso gli adolescenti sembrano ricercare situazioni estreme, la qual cosa potrebbe essere imputabile sia alla temporanea quanto fisiologica regressione ad una condizione di onnipotenza narcisistica, sia alla necessità di mettersi alla prova (le due cose sono in qualche modo collegate) per scoprire il loro “vero valore”.

Mio figlio ha quindici anni e rimane spesso chiuso in casa, davanti al tablet e al computer a chattare, come se non gli interessasse farsi degli amici veri. Mi potete spiegare cosa posso fare per convincerlo a uscire?

Ogni epoca ha i suoi problemi, in particolare a carico dei giovani. Oggi si osserva la strana tendenza da parte di alcuni adolescenti a chiudersi in casa, spesso davanti al pc o allo smartphone, nonostante questa sia l’età in cui di solito ci si apre al mondo, si sviluppano relazioni sempre più allargate e si inizia a esplorare e ad interagire con la realtà sociale circostante in modo sempre più adulto.

Si tratta a volte di un vero e proprio disturbo psicologico imperniato sull’evitamento che si sta purtroppo diffondendo tra i giovani che si sentono inadeguati,

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