Questa settimana parliamo di …


Educazione e genitorialità: rabbia e gestione dei conflitti

Parlando di conflittualità la prima cosa che è necessario comprendere è che il bambino ha bisogno di instaurare conflitti con il mondo esterno, giacché questo gli permetterà di riconoscere i propri limiti e mettere in campo le proprie risorse, scoprendo una realtà là fuori che non sempre si lascia piegare alla sua volontà.

Il cosiddetto “bambino viziato” è quello che non ha appreso come adattarsi a questi limiti, che forse non sono stati nemmeno riconosciuti come tali: il genitore non deve quindi cercare di evitare al figlio i conflitti con il mondo esterno bensì gestirne i modi,

La storia di A.: una figlia alienata

La storia che segue è raccontata da una donna che fu una figlia alienata ed è tratta dall’e-book Il regno incantato di prossima pubblicazione su questo sito.

Mio padre è andato via di casa (o meglio, è stato mandato via da mia madre) quando avevo circa due anni quindi non ho avuto modo di instaurare un rapporto padre-figlia con lui. Negli anni a seguire lo vedevo raramente fino ad arrivare a una o due volte l’anno intorno ai 10 anni.

Didattica efficace: il bisogno di autorealizzazione

Immaginiamo di trovarci di fronte ad un fiume, un grande fiume, e che il nostro compito consista nel nuotare per cento metri ogni giorno: escludendo la possibilità di attraversarlo rimangono due opzioni, nuotare nel senso della corrente o controcorrente.​

Se qualcuno ci chiedesse in quale direzione intendiamo nuotare ci rivolgerebbe una domanda stupida, giacché è più che ovvio che vogliamo farlo nel senso della corrente, altrimenti non riusciremmo a portare a termine il nostro compito giornaliero!

​Ogni essere umano ha dentro di sé un fiume impetuoso costituito dal bisogno di autorealizzazione,

Re Salomone in tribunale: non è più un semplice stratagemma!

Quando re Salomone ordinò di tagliare in due il bambino conteso dalle due donne che ne rivendicavano entrambe la maternità, lo fece sul filo di uno stratagemma: non intendeva davvero farlo ma solo far sì che la vera madre si rivelasse, cosa che in effetti accadde.

Oggi nelle aule dei tribunali la spada della legge finisce spesso per tagliare a metà non già il bambino – almeno non fisicamente – bensì la sua relazione con uno o entrambi i genitori,

Psicosomatica ed emozioni: i disturbi somatici aspecifici

Una delle caratteristiche della nostra cultura è il disagio che proviamo di fronte all’emergere di forti emozioni: anche se abbiamo conquistato le forze della natura – così almeno pensiamo – non abbiamo ancora appreso a gestire in modo adeguato la nostra natura interiore.

Di fronte alle forti emozioni, in particolare quelle più spiacevoli come rabbia e paura, non sappiamo proprio cosa fare e i suggerimenti del nostro buonsenso appaiono spesso fallimentari, il che accade non solo nei confronti degli altri ma prima ancora di noi stessi.

Il dilemma della medicina: combattere la malattia o curare il malato?

Quando il dott. Frankenstein mise assieme due braccia, due gambe, un cuore, due polmoni, un fegato, e via dicendo generò una creatura mostruosa, non un essere umano.

Il suo lavoro – almeno come fu concertato dalla penna di Mary Shelley – si concentrò sull’aspetto anatomico piuttosto che su quello funzionale: mise assieme parti di corpi diversi per poi cercare di animarli con la scintilla della vita attraverso una scarica elettrica.

Oggi la medicina moderna si concentra sull’aspetto funzionale cercando di porre rimedio al malfunzionamento dei vari organi considerandoli separatamente l’uno dall’altro,

Scuola e genialità: Einstein era davvero diverso da ognuno di noi?

Quando Einstein morì, diversi studiosi si divisero il suo cervello con l’intento di scoprire cosa avesse di diverso da quello dei comuni mortali.

Per molto tempo pareva che nessuno scoprisse alcunché, fino a che una certa Diamond finalmente notò quella che sulle prime pareva una sostanziale differenza: il cervello del grande Albert era particolarmente ricco di cellule gliali, le cellule deputate a sostenere e a collegare i neuroni, ipotesi che fu poi contraddetta dalle osservazioni di altri studiosi.

Problemi in famiglia e istituzioni: gli allontanamenti facili

La questione dei cosiddetti “allontanamenti facili” appare piuttosto complessa e dibattuta. Uno degli aspetti che vanno certamente considerati è che spesso avvengono sulla base della relazione dello psicologico o dello psichiatra incaricati dal giudice, oppure di quella redatta dai servizi sociali.

In un articolo comparso il 22 Marzo su La nuova Ferrara, solo l’ultimo di una serie di storie tristemente analoghe, si parla di un bambino di tre anni tolto improvvisamente alla madre in seguito alla telefonata che l’ex compagno geloso ha fatto ai Carabinieri e alla decisione della psicologa che ha sospeso gli incontri del bambino con la madre per una presunta “disfunzione di attaccamento” della medesima.

Didattica e neuroscienze: bisogna imparare a “usare il cervello”

Quando qualcuno si rivolge a noi dandoci il consiglio non richiesto di “imparare a usare il cervello” ci sentiamo offesi, come se il fatto di averlo significasse automaticamente saperlo usare.

​Basta però guardare fuori dalla finestra, ascoltare i notiziari o leggere un quotidiano per capire che il cervello è come la bicicletta: non basta averla per saperci andare!

«Al mio secondo anno di università entrai deciso nella biblioteca e chiesi alla bibliotecaria dove avrei potuto trovare un libro sul mio cervello e su come usarlo.

Didattica efficace: e se la scuola fosse un ristorante?

Tale domanda potrebbe suonare piuttosto bizzarra, una di quelle che l’insegnante non si porrebbe mai, dato che la scuola è molto diversa da un ristorante.

​Spesso la scienza si è evoluta non in modo lineare bensì attraverso balzi del pensiero che molti avrebbero giudicato bizzarri e inopportuni, come accadde ad esempio a Newton, quando si chiese perché la mela più famosa del mondo – dopo quella di Adamo ed Eva – gli fosse caduta sulla testa. Per il contadino la risposta sarebbe stata più che ovvia,

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