Il diabete infantile: il corretto apporto affettivo all’interno della famiglia

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero un aumento dello zucchero (glucosio) nel sangue, a sua volta causato dalla carenza o dall’assenza di insulina.

Più frequente nei bambini è la forma costituita dal diabete mellito di tipo 1, in cui vi è assenza di insulina, ormone prodotto da alcune cellule del pancreas che svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento del normale il livello di glicemia.

Il diabete mellito di tipo 1 ha un’incidenza annua media, nell’Italia non insulare, di 8.1 su 100.000 bambini ogni anno. Si presenta con maggior frequenza nelle femmine – con un rapporto di 1 a 5 – e in Sardegna registra un’incidenza 4-5 volte più elevata rispetto alla media nazionale, isole escluse.

Negli ultimi anni il diabete di tipo 1, la patologia che insorge nei bambini e che li costringe alla dipendenza da insulina, è in aumento e già oggi sono colpite in Italia 250.000 persone, di cui 20.000 fra gli zero e i 18 anni.

«Facendo riferimento ai bambini più piccoli – afferma Riccardo Schiaffini, responsabile della diabetologia all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – la malattia si attesta in Italia fra gli 8 e i 10 casi ogni 100.000 abitanti all’anno.

Negli anni Ottanta si è osservato un incremento dell’1,6%, raddoppiato nei successivi 15 anni fino al 4 % con l’ipotesi di un incremento progressivo verso il 2020, quando la fascia 0-4 anni sarà prevalente sulle altre fasce di età. I motivi sono per ora sconosciuti».

La causa del diabete di tipo I non è ancora nota: esistono ipotesi che prendono in considerazione cause genetiche e ambientali.

È invece noto il meccanismo biologico che conduce alla carenza di insulina: si tratta della distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina. In particolare alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti, iniziano ad aggredire le cellule del pancreas che producono insulina, fino a distruggerle completamente.

Si tratta dello stesso meccanismo che normalmente i linfociti attuano contro i virus e i batteri che causano le comuni malattie infettive.

Secondo uno studio pubblicato dal Journal of Clinical Endocrinology Metabolism, le persone con diabete di Tipo 1 sviluppano spesso altre malattie autoimmuni: il 27% delle persone con diabete di Tipo 1 ha avuto almeno un altro disturbo di natura autoimmune, come la tiroidite o la celiachia.

«Il modello emerso da questo studio ha messo in evidenza come le malattie autoimmuni inizino nella prima infanzia. Il 20% dei bambini con meno di 6 anni, infatti, presenta già altre malattie autoimmuni, oltre al diabete di Tipo 1», ha precisato Jing Hughes della Washington University School of Medicine di St. Louis, autrice principale dello studio.

«E non abbiamo riscontrato un momento della vita nel quale la comparsa delle malattie autoimmuni abbia un picco: piuttosto abbiamo registrato che il fenomeno continua con l’avanzare dell’età, tanto che il 50% dei pazienti over 65 che hanno partecipato al nostro studio aveva almeno un’altra malattia autoimmune oltre al diabete di Tipo 1», ha aggiunto Hughes.

Chiedersi quali siano le cause non è esattamente lo stesso che chiedersi “perché accade?”: se la prima domanda ci permette di restare confinati all’interno dell’ambito biologico la seconda ci spinge ad indagare al di là dei suoi confini per approdare a quello psicologico e relazionale.

Il ruolo di guida in questo territorio sconosciuto può essere svolto dai meccanismi attraverso sui si instaura il diabete di tipo 1, ossia quelli di natura autoimmune.

Se consideriamo il sistema immunitario l’esercito del corpo, come ogni esercito che si rispetti la sua azione deve necessariamente essere caratterizzata da una spinta aggressiva, il che suggerisce l’idea che soggiacente a tale meccanismo biologico vi sia l’aggressività.

Rabbia e aggressività, specie nel bambino piccolo, funzionano dapprima come una freccia, poi come un boomerang: quando prova rabbia verso i genitori prima scaglia la freccia ma non potendo permettersi di colpire coloro da cui dipende – sarebbe come tagliare il ramo su cui sta seduto – la trasforma subito in un boomerang, ritorcendola quindi contro di sé come unica alternativa possibile.

Nel caso del diabete non si tratterebbe di un ritorcersi generalizzato (come del resto accade in tutte le malattie che riflettono un quadro clinico conclamato) bensì di un ritorno di fiamma mirato, che va a colpire proprio quella funzione preposta all’assorbimento degli zuccheri presenti nel sangue, in altre parole di “ciò che è dolce”.

È come se il bambino rifiutasse di assorbire la dolcezza dell’affetto come reazione all’atteggiamento di lontananza affettiva percepita nel genitore e come espressione di una sorta di vendetta mossa dalla rabbia, che però non può far altro che ritorcersi contro di sé.

Se vediamo il diabete in questo modo possiamo forse correlarne la continua crescita sul piano epidemiologico con le altrettanto crescenti difficoltà nei rapporti all’interno della famiglia, con la difficoltà nella coppia dei genitori e in quella parallela nel rapporto genitori-figli.